In occasione della tradizionale Festa di San Ubaldo, domenica 18 maggio la suggestiva Torre del Mulino di Passo di Treia ospiterà una mostra collettiva che celebra l’arte, la creatività e la passione senza età. A esporre saranno gli allievi del corso di pittura dell’Università della Terza Età dell’Alto Maceratese della sede di Treia, guidati con sensibilità e competenza dall’insegnante Sabrina Simonelli e sotto la direzione della presidente Anna Vissani.
La mostra si aprirà con l’inaugurazione alle 10 e resterà visitabile fino alle 19. In esposizione, i lavori di Oriano Costantini, Primetta Palmucci, Luisa Fratini, Italo Cicconetti, Eralda Mosca, Paola Rosolani e Orietta Mariotti.
Un’occasione speciale per incontrare artisti locali e ammirare opere nate da impegno, entusiasmo e voglia di mettersi in gioco, a qualsiasi età. Una collettiva che è anche un atto d’amore per il territorio e per la bellezza, nel segno della condivisione e del dialogo intergenerazionale.
La Torre del Mulino diventerà così, per un giorno, spazio d’arte e di incontro, nel cuore di una delle feste più sentite della comunità treiese. L’ingresso è libero.
Un menù speciale a scuola in occasione della Giornata nazionale della celiachia prevista per il 16 maggio e tante altre iniziative per formare bambini e famiglie sulla corretta alimentazione. Il Comune di Macerata aderisce all’iniziativa promossa da Aic (Associazione italiana celiachia) per sensibilizzare la cittadinanza sul tema del pasto inclusivo per le persone affette da celiachia: così, le mense scolastiche comunali proporranno un menù privo di glutine a base di riso, pesce, verdura, frutta di stagione e gallette di mais come sostituto del pane. Inoltre, sempre il 16 maggio, aderendo all’iniziativa internazionale Shine a Light on Celiac l’arena Sferisterio sarà illuminata di verde, colore associato alla celiachia.
Il 21 maggio, grazie al progetto regionale “Come ti cucino il bio”, che vede coinvolti 28 Comuni tra cui quello di Macerata, le mense scolastiche cittadine, con il loro coordinatore Paolo Scocco, presenteranno un menù bio tipico partecipando al convegno organizzato dalla Regione Marche all’istituto Alberghiero di Porto Sant’Elpidio Carlo Urbani. Il menù proposto verrà poi assaggiato e valutato da una commissione di esperti e dai partecipanti alla giornata di studi. Infine, dal 2 maggio scorso, nelle mense della scuola Mameli e Montessori dell’Istituto Scolastico Comprensivo Mestica è stato avviato il Servizio Civile Regionale con il progetto “Bravi a mensa”, della durata di un anno.
Una mensa scolastica
I volontari, affiancando il coordinatore delle mense scolastiche e il personale addetto, svolgono attività di educazione alimentare con la preparazione dei materiali e la realizzazione di semplici attività proposte quotidianamente durante il tempo della merenda e a mensa. Al centro delle attività anche l’educazione alla socialità. In questo caso i giovani si occupano, in affiancamento al personale educativo, della preparazione di materiali e della realizzazione di semplici attività di condivisione delle regole dello stare a tavola e della convivialità nel momento del pasto. Previsti anche momenti dedicati all’educazione alla sostenibilità ambientale durante la quale il volontario coadiuva il personale educativo della scuola nelle attività del progetto “Orto in condotta”, affiancato dal personale dell’ufficio Ambiente e dal coordinatore delle mense del Comune di Macerata, si occupa anche della preparazione di materiali e della realizzazione di iniziative finalizzate all’esposizione di semplici concetti sulla raccolta e differenziazione dei rifiuti a mensa e sull’importanza di non sprecare il cibo nel piatto, favorendo il coinvolgimento degli alunni a fine pasto con attività ludiche come, ad esempio, la distribuzione di “distintivi antispreco”, gare che prevedono la “staffetta dei rifiuti” e così via. Infine, è prevista anche la realizzazione di laboratori didattici sul tema dell’educazione alimentare. Gli operatori volontari supporteranno i docenti che, attraverso il gioco, spiegheranno agli alunni l’origine e l’importanza degli alimenti e di una dieta varia.
«Le mense scolastiche della nostra città, alle quali da sempre abbiamo dedicato attenzione così come alla preparazione in sicurezza e ad un pasto sano, si confermano un importante luogo educativo – interviene l’assessore alla Scuola Katiuscia Cassetta -. Infatti in occasione della Giornata della celiachia, giocano un ruolo fondamentale nella sensibilizzazione e nell’inclusione degli studenti che soffrono di questa intolleranza alimentare mentre la partecipazione al convegno “Come ti cucino bio” rappresenta una testimonianza di come l’amministrazione comunale abbia scelto una cucina più sana e consapevole, promuovendo l’adozione di ingredienti biologici. Un altro aspetto significativo è rappresentato dalla presenza dei volontari del servizio civile, attivi nel progetto “Bravi a mensa”, che non solo supportano l’organizzazione delle attività, ma contribuiscono anche a rendere le mense più accoglienti. Grazie al loro impegno viene maggiormente assicurato il fatto che tutti possono godere di pasti sani e gustosi in un ambiente sereno. Le mense scolastiche comunali stanno quindi diventando anche luoghi di formazione oltre che essere già spazi inclusivi e stimolanti, dove ogni piccolo può sentirsi accolto e valorizzato, contribuendo a creare una cultura del rispetto e della conoscenza che va oltre il semplice atto di nutrirsi e queste iniziative rafforzano e confermano la nostra attenzione».
Lo Sferisterio illuminato di blu
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Domani, invece (15 maggio), lo Sferisterio si colorerà di blu in occasione della Giornata mondiale per la sensibilizzazione della Sclerosi Tuberosa riconosciuta a livello mondiale come Tsc Global Awareness Day, un momento durante il quale vengono organizzate numerose iniziative in tutto il pianeta a cura della Tuberous Sclerosis Complex International e delle varie organizzazioni nazionali. «La sclerosi tuberosa è una malattia cronica di cui ancora non abbiamo una conoscenza approfondita e spesso le sue manifestazioni cliniche si aggravano con il passare del tempo; questi aspetti sono un campanello di allarme costante che ci obbliga a sensibilizzare su una malattia che colpisce circa un milione di persone nel mondo – interviene la vice sindaco e assessore alle Politiche Sociali Francesca D’Alessandro -. Abbiamo deciso di illuminare lo Sferisterio e accogliere la richiesta dell’Associazione Sclerosi Tuberosa con la volontà di promuovere attività di sensibilizzazione rivolte a istituzioni, medici e cittadini».
Abbiamo ancora gli occhi pieni della fantasmagoria di luci e colori regalataci dalla nuova fantastica edizione della Festa dell’Europa: un tripudio di profumi e di cucine, una sorridente e gradevole invasione di turisti e cittadini della periferia come pure dei paesi circostanti (pare siano stati addirittura quarantamila, praticamente un’altra Macerata o poco meno!), venuti in piazza Libertà e nelle altre location del centro storico rigorosamente a piedi o servendosi delle navette che facevano la spola dai parcheggi più distanti. Perdonerete il poeta se in automatico gli scatta la molla e gli sovviene quella celebre poesia che ci insegnavano a memoria quando andavamo a scuola, “La spigolatrice di Sapri”: riadattandola un po’, suonerebbe così: “Eran quarantamila, nemmeno tutti giovani e forti, eppure venendo a piedi non sono morti”. E non sono saliti in piazza soltanto una volta poco prima dell’ora di cena per prendersi un aperitivino o due, bensì per tre giorni di fila; scivolando e consumando di locale in locale, chi più chi meno, da prima di cena fino a notte inoltrata!
Una delle serate della festa dell’Europa
Già… ma allora mi viene da chiedermi: oibò, se per gli Aperitivi europei riescono a venire in centro a piedi in così tanti, come mai nel resto dell’anno, se non ci vengono in macchina, scoppia l’Apocalisse e un eventuale divieto di transito viene considerato un attentato mortale alle attività commerciali? Forse andrebbe organizzato stabilmente il servizio dei bus navetta, piuttosto.
E anziché spingere a tutta sui marciapiedi di via dei Velini (che ancora non s’è capito chi ci passeggerà in su e in giù tra un tornante e l’altro) o sul pavè di via Armaroli (già rioccupato dagli ospiti del Silos, altro che attrattività seduttiva per i visitatori!), bisognerebbe semmai accelerare sull’antica ipotesi del parcheggio a raso sotto Rampa Zara con opportuni attracchi meccanizzati, o comunque sul potenziamento degli altri spazi di sosta extra moenia. La gente – come si è appurato – se c’è qualcosa che l’attrae, in centro a piedi ci viene eccome!
Noi residenti saremmo lieti non solo se ci viene nelle grandi occasioni, ma anche se ci volesse rimanere tornandoci ad abitare.Il centro, infatti, non è il palcoscenico di un grande e antico teatro ma un quartiere come tutti gli altri, dove politiche favorevoli alla residenzialità riaccenderebbero spontaneamente il piccolo e medio commercio, mantenendo gli uffici (che invece, uno dopo l’altro, fanno a gara per andarsene) e salvaguardando il “benessere” delle vie e dei vicoli, ovvero la cura dell’igiene, nonché il rispetto reciproco della convivenza e del buon vicinato. Un fatto, per così dire, che significa anche un’identità; un’identità aperta e inclusiva purché nel nome di regole comuni. Finché invece un’ottima manifestazione come la Festa dell’Europa si svolge egregiamente fino all’una di notte (fin quando cioè è attivo un servizio d’ordine istituzionale) ma viene abbandonata a sé stessa nel prosieguo (quando cioè i più “festanti” scambiano ululando il giorno per la notte o passano direttamente e con soddisfazione alla minzione su portoni e vetrine, tra una litigata a due e una rissa a venti), ecco che tutto il buono e il bello e il colorato svapora in un minuto, lasciando – noi che restiamo – con l’amaro in bocca. E in fondo al cuore anche – perché no? – una puntina di rabbia!
Una giornata speciale all’insegna dell’educazione civica e della scoperta quella che si è svolta nei giorni scorsi a Montelupone, dove gli alunni e le alunne della scuola primaria e secondaria hanno incontrato la Protezione civile per un’esperienza formativa e coinvolgente.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Montelupone, ha permesso ai più piccoli di conoscere da vicino il fondamentale lavoro svolto dai volontari e dalle volontarie che ogni giorno si impegnano per la sicurezza del territorio. Oltre alla Protezione civile anche vigili del fuoco, polizia, carabinieri, Croce Rossa e cinofili hanno tenuto una vera e propria lezione all’aperto, spiegando il funzionamento del sistema di emergenza, gli ambiti di intervento – dai terremoti alle alluvioni, fino alla prevenzione del rischio – e illustrando anche le attrezzature utilizzate. Grazie a un linguaggio chiaro, esempi concreti e dimostrazioni pratiche sono riusciti a catturare l’attenzione e la curiosità di tutti i bambini, trasformando l’incontro in un momento di apprendimento attivo.
«È stato bellissimo vedere l’entusiasmo negli occhi dei ragazzi e delle ragazze – ha commentato il sindaco Rolando Pecora –. Queste attività sono fondamentali per educare alla cittadinanza attiva, alla prevenzione e al rispetto delle regole comuni. Il Comune ringrazia tutti coloro che sono intervenuti per la disponibilità e l’impegno dimostrato, con l’auspicio di rinnovare esperienze simili anche in futuro, valorizzando il legame tra istituzioni, scuola e comunità».
Si chiama Il violino di Mendelssohn – Il pianoforte di Ravel il prossimo concerto della Form -Orchestra Filarmonica Marchigiana che si terrà, in collaborazione con Amat, al teatro Persiani di Recanati, venerdì 16 maggio, alle 21.
Il pubblico potrà apprezzare le note di Mendelssohn, violinista di grande talento, apprezzato per la sua abilità tecnica e la sua capacità di interpretare la musica in modo espressivo e di Ravel. Sul palco due interpreti d’eccezione: il violinista Asi Matathias, talenti più celebrati della sua generazione e il pianista Lorenzo Di Bella, ultimo allievo del pianista russo Lazar Berman e direttore artistico di Civitanova Classica. Dirige Manuel Tévar, artista completo, versatile, in grado di affrontare qualsiasi repertorio alla maniera dei musicisti del passato.
Il direttore d’orchestra Manuel Tévar
Il programma inizia con Prelude a l’apres-midi d’un faune di Claude Debussy. «La trascrizione del brano qui proposta, realizzata dal compositore-arrangiatore inglese contemporaneo Iain Farrington per un organico cameristico – come si legge nel programma di sala del musicologo Cristiano Veroli -, sovrappone al colore strumentale impressionistico di Debussy un’affascinante velatura intimistica che tende a sospingere il sogno panico nei recessi più segreti della memoria». Si passa al Concerto in sol per pianoforte e orchestra di Maurice Ravel, «opera piena di luce e di allegria nella quale il compositore, ispirandosi al libero concertismo dialogante di Mozart, riesce mirabilmente a fondere tra loro, col disimpegno ludico del sommo artigiano, tutte le esperienze della sua vita artistica: dalla musica circense al jazz, al folklore basco, al classicismo fino allo stesso impressionismo». Conclusione con il Concerto per violino e orchestra in mi min., Op. 64 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, «tra le più ammirate ed eseguite della letteratura concertistica, che racchiude in sé gli elementi poetico-stilistici basilari del Romanticismo musicale – evidenzia Veroli».
I biglietti, da 5 a 15 euro, sono acquistabili in biglietteria oppure online su vivaticket.com. Il concerto viene realizzato con la collaborazione di Roberto Valli Pianoforti.
Il libro “Notte di sangue – 18 maggio 1977: i tre conflitti a fuoco di Porto San Giorgio e Civitanova” dell’avvocato Giuseppe Bommarito e del generale Marco Di Stefano arriva al Salone del libro di Torino, inserito nel programma di eventi che si terrà nello stand della Regione Marche.
Sabato 17 maggio, infatti, alle 18,30, i due autori (Di Stefano in collegamento dal Cile, dove attualmente si trova per motivi di lavoro) saranno animatori di un dibattito che illustrerà quanto avvenne in quella tragica e ormai lontana notte. Al dibattito parteciperà anche il generale Rosario Aiosa, che di quei tragici avvenimenti fu protagonista in prima persona e per il suo comportamento in quel frangente venne insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Il generale Marco Di Stefano
«Nella tragica notte del 18 maggio 1977 – si legge nella quarta di copertina del libro – si consumarono nelle Marche, nelle città di Porto San Giorgio e Civitanova, tre violenti scontri a fuoco ai quali presero parte, nel volgere di circa quattro ore, dieci militari delle Compagnie dei carabinieri di Fermo e di Civitanova e sei pericolosissimi criminali, impropriamente definiti come la banda dei catanesi. Il bilancio, in termini di vite umane, fu impressionante: persero la vita due carabinieri e altri due rimasero gravemente feriti, mentre quattro malavitosi furono uccisi e gli ultimi due vennero arrestati e condannati. Si trattò (e ancora oggi è così) del più grave fatto criminale avvenuto nelle Marche a partire dal secondo dopoguerra. I fatti di cui sopra – prosegue la sintesi del testo -, che portarono alla concessione di ben tre Medaglie d’Oro al Valor Militare e di due Medaglie d’Argento al Valor Militare (circostanza verificatasi, per un unico fatto d’arme, solo in altri due casi e solo in tempo di guerra), sconvolsero letteralmente l’opinione pubblica a livello nazionale. Eppure, su questa tragica vicenda, nulla è stato mai scritto e oggi i giovani non ne sanno nulla e quelli che allora c’erano ormai ricordano solo in parte gli avvenimenti nella loro tragica sequenza. Questo libro serve quindi a ravvivare la memoria collettiva di quei terribili avvenimenti, memoria ancora necessaria come esercizio di coscienza e di conoscenza e a tutela della dignità e del sacrificio dei militari caduti».