
Un nuovo Risorgimento per l’Italia e per l’Europa, questa volta non all’insegna dell’unità nazionale o della Liberazione dal nazifascismo, ma della battaglia giuridica, economica e sociale per uno sviluppo davvero sostenibile. È questa l’immagine con cui Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale e già ministro della Giustizia, ha aperto oggi il secondo appuntamento del ciclo di eventi promosso dal Dipartimento di Scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali dell’Università di Macerata per celebrare l’80° anniversario della Liberazione dell’Italia dal Nazifascismo.

Una riflessione pubblica che, dopo il percorso tra letture e canti storici curato dal Coro Sibilla nella giornata inaugurale, è proseguita stamattina con un dialogo tra Flick e gli studenti e le studentesse del dipartimento, sostenuto dall’Istituto storico della resistenza, dall’Associazione mutilati e invalidi di guerra e dall’Assessorato comunale alla cultura, istruzione e alta formazione. Il direttore del Dipartimento, Angelo Ventrone, ha ricordato come la Resistenza non sia stata solo lotta armata, ma anche resistenza civile. Citando Zygmunt Bauman, ha ricordato che «la voce della coscienza si ascolta meglio nel rumore delle idee che nel silenzio del conformismo”. Per questo, ha detto, un ventenne può sentire attuale il 25 aprile, «il momento in cui l’Italia è tornata libera e gli italiani hanno ritrovato la forza di parlare e di ricominciare, finalmente, a far rumore».

«Torno con piacere a Macerata dove nel 2010, su invito dell’allora prefetto, consegnai la Costituzione ai ragazzi 18enni», ha esordito Flick, sottolineando la vivacità culturale della città e la presenza attiva della comunità studentesca. Nel suo intervento, l’ex ministro ha ripercorso le date fondative del secondo dopoguerra italiano: il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione, e il 2 giugno 1946, nascita della Repubblica. Due snodi essenziali di quello che ha definito il “Secondo Risorgimento”, un processo che ha avuto nella Resistenza, nella Liberazione e nella Costituzione i suoi capisaldi. Ma oggi, ha aggiunto, stiamo vivendo un Terzo Risorgimento. «Italia ed Europa sono chiamate a combattere insieme sotto il profilo giuridico, economico e sociale per uno sviluppo che sia davvero sostenibile: un percorso fatto di tappe in cui abbiamo iniziato a capire che il nostro modo, da uomini, di sfruttare la natura rischia di distruggerla». In questo senso, ha riconosciuto a Papa Francesco il ruolo di «missionario dell’ambiente, un profeta dell’ecologia». Il cuore del suo discorso è tornato al principio dell’uguaglianza di fronte alla legge, che da sola, ha ammonito, non basta se non è accompagnata da pari dignità sociale, rievocando l’articolo 3 della Carta. Flick ha poi osservato come, in una realtà segnata dal rischio di marginalizzazione del Vecchio continente, da equilibri globali dominati dagli Stati Uniti, da Paesi arabi depositari di risorse strategiche, insanguinata dalle guerre, l’Europa debba restare un punto fermo. «Nonostante i suoi limiti, porta in dote tutta una storia di civiltà e cultura accumulata nei secoli e che viene dalle università, dalle abbazie, dalle città, dai municipi, da una tradizione di civiltà e autonomia».

Nel pomeriggio, il programma è proseguito con “La Resistenza a colori”, una proiezione di materiali d’archivio, resi accessibili e più vicini alle nuove generazioni grazie all’intelligenza artificiale, che hanno offerto uno sguardo inedito sulla memoria visiva della Liberazione.

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